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Londra,
1930. Jennifer è una dolce diciannovenne rimasta orfana, che
all'inizio di tutto si trova su un autobus vuoto. Le si avvicina un
bambino, e le chiede di leggerle una storia... ma il suo libro delle
favole, dopo qualche pagina, è del tutto bianco. La ragazza non ha nemmeno
il tempo di chiedere spiegazioni, il bambino corre via e scende ad una
fermata buia e deserta. Lei lo segue, arrivando dentro quel che sembra un
orfanotrofio...
Dolceamara come una favola dei fratelli Grimm, crudele come solo la mente
di un bambino sa essere, povera di combattimenti impegnativi ma ricca di
risvolti inaspettati. La trama di Rule of rose si presterebbe forse
più ad un film che ad un videogioco, ma riesce ad incuriosire. Si va
avanti più per vedere come andrà a finire, che per combattere con i vari
mostriciattoli di turno. In particolare, l'accusa principale è stata quella del "vince chi seppellisce viva la bambina". Chiunque giochi anche solo dieci minuti vedrà che la scena incriminata non ha nulla a che fare con ciò che qualcuno vi ha visto. Jennifer viene spinta dentro una "bara" (più una cassa di legno, ma che i bambini avevano usato come tale) vuota, e poi portata in spalla fino a svenire per poi ritrovarsi altrove. Nessuno viene seppellito. E poi che significa "vince"? Solo da questo è evidente che chi ha scritto questa frase non ha neppure idea di come sia fatto un survival-horror. E'
evidente, comunque, che il successo di questo gioco è derivato proprio
dalle enormi polemiche. Additato come il capostipite di un nuovo genere
violento (cosa non vera, anzi. Di giochi survival-horror basati
sull'horror psicologico ce ne sono a centinaia...), ha in realtà una trama
originale che tocca qualcosa di noto a tutti coloro che sono stati
bambini.
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CRAYON online dal 21-12-2006 |